Armenia

Ideato, scritto e interpretato da Antonio Carletti
Scene e costumi: TeatrOvunque
Ufficio stampa: TeatrOvunque
Produzione: TeatrOvunque

Poesia…
IL CARRO DEI CADAVERI

Verso sera per le strade deserte
passa un carro cigolando.
Un cavallo sauro lo tira, dietro
cammina un soldato ubriaco.

È la bara dei massacrati, che va
al cimitero degli Armeni.
Il sole al tramonto distende
sul carro una sindone d’oro.

Il cavallo è magro: trascina a stento
il raccolto dei suoi padroni crudeli.

Daniel Varujan

Premessa
La poesia di Varujan l’ho inserita prima della premessa, anche se poi viene letta alla fine della narrazione.
Il suo incipit è l’essenza della tragedia armena.
Una tragedia annunciata, pochi anni prima, da un’altra azione di violenza immane nei confronti di questo popolo, organizzata e portata a compimento sempre dai turchi. Evidentemente gli annunci non bastano: bisogna che il dramma si compia, perché così si ha la possilità di inorridire e purificarsi.
La giustificazione dell’inevitabile è sempre una buona scusa, che va a braccetto con il:
“Non si sapeva niente.” E l’ignoranza sembra un male incurabile come la cattiveria.

L’Idea
L’idea che accomuna tutte le mie narrazioni, è quella che i temi che decido di “trattare” sono stati o dimenticati, o volutamente messi da parte. L’Armenia è stata volutamente messa da parte. Perché?
I turchi non prendono atto della tragedia, addirittura ci sono evidenti tentativi di mistificarla (e/o addolcirla) e scaricare le responsabilità.
Un milione e mezzo di morti uccisi semplicemente perché armeni, attendono.
E loro hanno pazienza.
E la pazienza non verrà mai sconfitta.
Nel mio piccolo cerco sempre, nei miei scritti, di chiarire quello che è successo.
L’idea che in Armenia nulla fosse chiaro e che per assurdo invece lo fosse, ma non ufficialmente, mi ha accompagnato per tutta la durata della ricerca e della scrittura del testo.
Capire per chiarire. Chiarire per capire. Che idea.

Contenuti e Descrizione
“In questa mia ricerca, in questo mio viaggio in Armenia, ho incontrato pochi amici degli armeni. Ho scoperto una grande omertà, ho capito che è stato attuato un preciso rifiuto delle responsabilità da parte dei turchi, una minimizzazione della tragedia; a distanza di così tanti anni, ho come la sensazione che il tutto si possa ripetere senza che nessuno muova un dito per evitarlo.
Le responsabilità. Non c’è altro da fare. Senza l’attribuzione delle responsabilità e l’assunzione delle responsabilità, diventa tutto una grande e collettiva scrollata di spalle, un semplice gesto che serve per liberasi da qualsiasi peso, fisico, mentale, psicologico.
Una scrollata di spalle e via, pronti a rifare le stesse identiche cose, buone o cattive che siano.
Senza la responsabilità ha la meglio l’istinto e la sopraffazione.
Ma non bisogna aspettare che la responsabilità l’attribuisca una legge o un giudice, bastano le persone che vivono quel momento e, dopo così tanto tempo dai fatti, è la storia che lo deve fare. La storia non manda nulla in prescrizione: inchioda alla responsabilità le persone.
I turchi hanno compiuto un genocidio, punto.”

Questa sezione l’ho tratta dal testo di “Armenia”.

Una scheda poetica

Mi trovavo al cimitero del Verano a Roma. Era ora di chiusura, ma io non lo sapevo. Il cimitero lo chiusero con me ancora dentro che stavo girando a vuoto, alla ricerca della tomba di Gianni Rodari. Era novembre. Era buio. Faceva freddo.
Finalmente mi accorgo di essere l’unico ospite vivo… “sono certo che comunque troverò il modo di uscire” mi dico, ma non lo cerco subito.
Mi siedo su dei gradini a pensare.
Penso che il corpo non conti nulla dopo che si è morti. Eppure sento di non essere solo.
Chissà quando avrò un’altra occasione di trovarmi da solo e casualmente, all’interno di un cimitero. Devo sfruttare l’occasione. La mia mente deve partorire l’essenza.
Ma ho paura.
In questo stato d’animo ho scritto Armenia.

Scarica la scheda pdf dello spettacolo Armenia

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