Il gallerista
autori: Maria Galasso – Ivano Malcotti
regia: Antonio Carletti con: Antonio Carletti
musica: Bruno Bregliano
Per chi vuole guardare Il gallerista, ecco le
riprese di CreaTV.
Il gallerista è un uomo qualunque, un uomo confuso: nel passato, nella memoria nei desideri, nelle speranze. Un borghese annoiato e cinico.
Un Ex di tutto, sessantottino, extraparlamentare, gramsciano, luxemburghista, guevarista insomma da prefazione del capitale ( solo prefazione) un ex forse solo per sentito dire, pieno di concetti memorizzati o solo captati da una epoca storica ormai lontana dove esistevano ancora i cineforum e il dibattito politico finito il film e prima della distribuzione di “Rinascita” la domenica mattina.
Un uomo che ha dimenticato il sogno, preoccupato solo di guadagnare scendendo a compromessi, a discapito della possibilità di vivere l’Esperienza, unica promotrice di sviluppo democratico come avrebbe detto un tempo tanto remoto.
L’ironia amara del testo è la strategia concettuale, che riesce ad unire la storia alle speranze, con una grande novità, quella di trasferire le azioni in più contesti sociali e di lasciare aperte tutte le possibili risposte, con particolare riferimento allo sbocco di quelle interiori,dove spesso si imprigionano frustrazione e rabbia.
La musica attiva è il collante, il sangue che scorre, il pensiero fugace, la speranza svanita, il ricordo evaporato…la musica non è il bene primario del Gallerista,ma l’ago della bilancia;questi vive perdendo e recuperando costantemente il proprio equilibrio con il mondo che lo circonda.
Il suo sforzo per raggiungere uno stato di “armonia interiore” è condizionato dal suo rapporto con l’ambiente e con la musica.
I problemi che il gallerista incontra nella vita sono dinamicamente simili a quelli che s’incontrano nella musica, egli si confronta con pensieri e dilemmi esistenziali, situazioni sottili, di difficile interpretazione, occasionalmente ambigue, a volte addirittura <<dilemma-like>>. Il gallerista interagendo con l’oggetto musicale, compie <<artwork>>, cerca di illuminare zone d’ombra presenti nell’animo umano di ciascuno.
Si tratta dell’esigenza di manifestarsi alla ricerca della propria rappresentazione e nuovo cammino verso la consapevolezza.
La scena è minimale , pochi quadri di diverso stile: grafica, astratto e un quadro d’amore e una scala dove siede un manichino, l’aiutante muto forse la coscienza, forse il capro espiatorio, forse solo una vittima inerme.
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